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G.F. OSILO

Informazioni gruppo

G.F. OSILO
Piazza Parrocchia 8
Piazza Parrocchia 8
7033
OSILO
SS
Sardegna
Farina Gavino
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347 6476501
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Presentazione gruppo

Il Gruppo Folk Osilo da inizio alla sua attività folkloristica negli anni ’50 sotto la guida storica di “tiu” Pietrino Piga, che insieme ai fratelli Turra riportarono alla luce quelle che anticamente erano le tradizioni folkloristiche del paese.

Negli anni a venire il Gruppo ha regolarmente partecipato alle più importanti manifestazioni isolane quali Sagra del Redentore, Sant’Efisio e Cavalcata Sarda, in cui la *Regina Maria Josè indossò l’abito di gala. Contemporaneamente inizia a farsi conoscere anche a livello nazionale ed europeo partecipando a diversi festival.

La componente musicale del ballo Osilese nasce con la fisarmonica storica di “zia” Baingia Piliarvu che accompagnò il gruppo per diversi anni lasciando le redini a Paolo Turra. Riconosciamo anche altri suonatori come Moreno Fiori e Giuliano Migheli. Successivamente subentrò Francesco Bande che modificò e aggiunse alcuni balli. In seguito arrivò Giuseppe Cubeddu e da dieci anni a questa parte ci accompagna costantemente Davide Caddeo.

I balli tradizionali di Osilo sono: “Ballu Tundu” tipico ballo del Logudoro caratterizzato da una cadenza marcata con una abbassata; “S’Aggesa” chiamato ballo degli sposi perché secondo la tradizione è stato ripreso da un matrimonio tra un osilese e una ragazza di Aggius; “Sa danza” , il ballo del corteggiamento, dove l’uomo con la sua austerità cerca di conquistare la propria dama; “Chirigheddu Pintu” ballo importato da Bande in cui l’uomo a differenza dei balli precedenti è accompagnato da due donne.

L’abito tradizionale che da sempre ha caratterizzato il paese di Osilo è quello di gala noto come “Sa capitta”. Trattasi di un abbigliamento ad uso esclusivo del ceto più abbiente, che era solito utilizzarlo per le cerimonie più importanti come i matrimoni. È composto da una gonna in terziopelo liscio (velluto di seta), adornata da una balza di raso in seta decorata con ampi motivi floreali ricamati a mano con fili di seta, ciniglia e lamine d’oro o d’argento. Ciò che contraddistingue l’abito è il copricapo chiamato appunto “sa capitta” anch’essa ricamata con motivi floreali. Altre parti importanti sono il corpetto, anche questo in terziopelo, le cui maniche sono chiuse con 11 bottoni d’argento o d’oro chiamati “sa buttonera”; Sopra il corpetto viene cinto “s’imbustu”, bustino rigido, realizzato con tessuti spessi impreziositi da passamanerie. Ad incorniciare il viso della donna troviamo un velo di tulle bianco anche questo finemente ricamato a mano. Secondari ma non meno importanti sono “Sa capitta niedda” e “Sa faldetta covacada”. La prima viene utilizzata come abito giornaliero ed è composta dagli stessi elementi della precedente a differenza che gonna e copricapo sono realizzati in panno nero senza alcun ricamo. La seconda è erroneamente conosciuto come abito da vedova ed è caratterizzato da due gonne di cui una viene rigirata e posta sopra il capo. L’abito dell’uomo è composto da “sa berritta” tipico copricapo utilizzato in quasi tutti gli abiti, “su entone” camicia in lino grezzo con collo e polsini finemete lavorati, “su dossu” gilet in velluto nero con la parte posteriore bianca in lino, a doppio petto, ha lunghe asole ricamate sul petto. "Su cappottinu" nero in orbace con cappuccio e lungo alla vita, privo di abbottonatura ha due tasche ai lati. "Sas calzas biancas" bianche in lino, lunghi a metà polpaccio, si indossano infilati nelle "calzas nieddas". Queste ultime sono nere in orbace, coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte della scarpa. Sono fermate con un laccio sotto il ginocchio. A completare l'abito abbiamo "sas ragas", gonnellina nera in orbace, pieghettata e lunga a metà coscia. Una sottile striscia di tessuto unisce la parte anteriore e posteriore, passando sotto il cavallo dei pantaloni. 

 

 

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